«Meglio pirati che arruolati in marina» / Steve Jobs, lo zen e l’anticonformismo

«Quanto più il mondo cerca di consolidare un’immagine di te, tanto più devi perseverare nella determinazione a essere un Artista.» – Steve Jobs

«Vivi la vita avendo sempre presente la tua biografia. Ovviamente non sarà data alle stampe, a meno che tu non abbia un Motivo Meraviglioso, ma come minimo avrai vissuto in grande.» – Marisha Pessl

Di Motivi Meravigliosi per pubblicare una biografia di Jobs ce ne sono in abbondanza e infatti eccoci qui – e io non so dire quale sia l’aspetto migliore di questo libro – letto nel 2014, è rientrato senza ombra di dubbio nella rosa dei libri che hanno segnato il mio anno letterario.

Per quando adori Steve Jobs, ero convinta che una biografia potesse al massimo raccontarmi la vita del protagonista, se scritta bene potevo al massimo sperare che mi catturasse come un romanzo – mai mi sarei aspettata che potesse anche ispirarmi, emozionarmi, smuovermi.

Di Motivi Meravigliosi per pubblicare una biografia di Jobs ce ne sono in abbondanza e infatti eccoci qui - e io non so dire quale sia l'aspetto migliore di questo libro

Dopo aver letto le sue biografie di Albert Einstein e Benjamin Franklin Jobs ha ‘corteggiato’ Walter Isaacson per anni nel tentativo di convincerlo a scrivere anche la sua; è un’altra conferma del suo incredibile fiuto per la bellezza e la qualità, perchè Isaacson si è rivelato una scelta vincente: è riuscito a scrivere più di 600 pagine di cui neanche una noiosa, pesante o superflua – con interi capitoli dedicati a complesse questioni tecniche che si leggono con la fluidità di un romanzo. Ma il vero tocco di classe di Isaacson è la totale imparzialità verso Jobs: è impietoso nel parlare dei suoi lati oscuri e dei suoi fallimenti quanto generoso in elogi verso il suo operato quando meritati,  e sempre delicato nel parlare della sua malattia e della sua morte.

Già le prime righe dell’introduzione mettono in chiaro – con la consueta ironica classe di Isaacson – che non verranno applicati sconti e favoritismi e che i fatti verranno brutalmente riportati così come sono avvenuti:

«All’inizio dell’estate 2004, ricevetti una telefonata da parte di Steve Jobs. Nel corso degli anni era stato sempre molto cordiale con me, con saltuarie vampate di intensità, in particolare in occasione del lancio di un nuovo prodotto che desiderava vedere sulla copertina del Time o presentare alla CNN, per i quali all’epoca lavoravo.»

Ma credo che la parte migliore di questo libro non sia nè lo stile elegante e impeccabile, nè la classe dell’autore, ma il fatto che leggerlo fa venire voglia di alzarsi e mettersi a fare, di smetterla di procrastinare e iniziare a creare, di sognare più in grande, di realizzare qualcosa.

Sono di parte, sono innamorata di Jobs e della sua arte, ma credo fermamente che qualunque sia il campo di vostro interesse o competenza – tecnologia? web? design? grafica? psicologia? marketing? pubblicità? – questo libro sarà per voi di immenso interesse. Per non parlare dei fondatori o aspiranti tali di start-up/aziende, per i quali è ovviamente d’obbligo. Non potrei consigliarlo più vivamente.

 

Il secondo libro Jobs-related di cui vi voglio parlare è Lo zen di Steve Jobs, una graphic novel nata dalla collaborazione del celebre gruppo mediatico Forbes e l’agenzia creativa JESS3.

«Hai fatto quel che dovevi.»
«Ho fatto quel che volevo.»
«Mai capita la differenza.»

Ambientata a metà degli anni ’80, negli anni in cui Jobs venne allontanato dalla sua Apple e fondò la Next, questa ovviamente-molto-zen graphic novel racconta – o meglio, immagina – i dialoghi e le vicende dell’amicizia di Jobs con Kobun Chino Otogawa, un monaco buddista zen, emigrato negli USA dal Giappone.

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Da anticonformista con una scarsa considerazione delle regole e una grande passione per il design e l’arte, Kobun rappresentava per il buddismo zen quello che Jobs rappresentò per la tecnologia: una svolta. Non stupisce quindi il loro rapporto di allievo-maestro prima, e di amicizia poi – Kobun è stato il mentore e guida spirituale di Jobs, e ha celebrato il suo matrimonio con Laurene Powell.

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Il volume mette in evidenza i parallelismi tra la disciplina zen e l’estetica Apple, certamente influenzata dalla pratica di Jobs di questa disciplina, come fa notare anche Isaacson nella sua biografia:

«In un mondo pieno di apparecchi elettronici di bassa lega, software scadenti, imperscrutabili messaggi di errore e interfacce sgradevoli, [Jobs] ha reso possibile la realizzazione di prodotti d’eccellenza, capaci di assicurare un’esperienza d’uso straordinaria. Chi usa un prodotto Apple può provare lo stesso sublime trasporto di chi passeggia in uno dei giardini zen di Kyoto tanto cari a Jobs; l’una e l’altra esperienza non sono state create portando offerte all’altare di una concezione «aperta» o permettendo lo sbocciare di migliaia di fiori. A volte trovarsi nelle mani di un maniaco del controllo è una gran bella cosa.»

E ancora:

«Jobs è riuscito a rimettere in piedi la Apple facendo strame di tutto fuorchè di pochi prodotti chiave. Ha saputo semplificare apparecchi eliminando qualche pulsante, semplificare software rimuovendo qualche funzione, semplificare interfacce escludendo qualche opzione. Amava attribuire questa sua capacità di concentrazione e questa sua passione per la semplicità alla pratica zen, che gli ha fatto avvertire in modo più intenso l’importanza dell’intuizione, gli ha mostrato come spazzare via ogni fattore di distrazione e ogni elemento non necessario e gli ha instillato un senso estetico improntato al minimalismo.»

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Non posso non concludere questo post dedicato al mio amato Steve senza includere l’ormai celeberrimo discorso a Stanford del 2005 – che mi riguardo a cadenza regolare e mi guida come un faro ogni volta che mi sento persa. Sono sicura farà lo stesso anche per voi 

Love,

Gloria

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Steve Jobs, Walter Isaacson, Mondadori, 650 p.

Lo zen di Steve Jobs, Forbes & JESS3, Rizzoli Etas, 87 p.

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