“Ragione e sentimento” e gli altri gialli-rosa di Jane Austen

«Basta appena sfiorare quei vecchi romanzi dimenticati e ascoltare il tono di voce in cui sono scritti per intuire che la scrittrice stava compiacendo la critica; diceva questa cosa con tono aggressivo, quell’altra con tono conciliatorio. Ammmetteva di essere “soltanto una donna”, oppure protestava di essere “brava quanto un uomo”. Faceva fronte alla critica come il suo temperamento le dettava, con docilità e timidezza oppure con rabbia e veemenza. Non importa quale delle due; lei pensava ad altro che non alla cosa sulla quale stava lavorando. Ecco che il suo libro ci cade sulla testa. Aveva un difetto, proprio al centro. […] L’autrice aveva alterato i propri valori per condiscendeza verso l’opinione degli altri.
Ma come deve essere stato difficile per loro non spostarsi nè a destra nè a sinistra. Quale ricchezza d’ingegno, quale integrità deve essere stata necessaria per fronteggiare tutta quella critica, nel cuore di quella società totalmente patriarcale, per tenersi saldamente attaccate alle loro convinzioni senza deflettere. Soltanto Jane Austen riuscì a farlo, e poi Emily Brontë. Il che aggiunge un’altra piuma, la più bella, forse, al loro copricapo. Scrivevano come scrivono le donne, non come scrivono gli uomini.» Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

«L‘artista più perfetta tra le donne» – così Virginia Woolf descrive Jane Austen; tra le donne e per le donne, aggiungo io. Non so se succeda solo a me (ne dubito), ma poche cose mi regalano un piacere più prettamente femminile, poche cose mi distendono e mi mettono in pace con il mondo e con me stessa come leggere Jane Austen. Poche cose si adattano in modo così ideale al mio essere donna.

Il più grande merito che la Woolf le riconosce – e non potrei essere più daccordo, e non esiste merito più grande – è l’essere sempre stata fedele a sè stessa, e al suo essere donna. Essere fedeli a se stessi – che significa non alterare il proprio essere più autentico per compiacere l’opinione altui o adattarsi alla società – lo sappiamo, è difficile sempre, anche nella nostra in teoria moderna, in teoria progressista società, deve essere stata un’impresa al limite dell’eroico per una donna, nella società ancora completamente patriarcale di fine ‘700 – donna, e che volesse, per di più, scrivere – attività che fino a quel momento poteva essere svolta da una donna solo in privato, se non in segreto.

La Austen ha iniziato la stesura di Ragione e sentimento – inizialmente intitolato Elinor and Marianne e concepito come un romanzo epistolare – alla giovane età di 20 anni (!), ma fu pubblicato per la prima volta, anonimo, solo sedici anni dopo.
Inutile parlare della trama, che va scoperta leggendolo, dirò solo che il tema di fondo è la contrapposizione tra sense – la ragione, rappresentata dalla equilibrata, stoica Elinor – e sensibility – il sentimento, incarnato dalla impetuosa Marianne.

Marianne Dashwood era nata con un destino straordinario. Era nata per scoprire la falsità delle proprie opinioni, e per contraddire, con la sua condotta, le sue massime favorite.

Universalmente posizionato un gradino sotto il perfetto Orgoglio e pregiudizio, in Sense and sensibility non mancano comunque tutti i fattori che fanno dalla Austen una Grande: la psicologia dei personaggi è magnificamente caratterizzata, impeccabile (e qui sento l’eco delle parole di Virginia: “scriveva come scrivono le donne”, perchè cosa c’è di più puramente femminile dell’analisi psicologica e dell’attitudine per l’interiorità?), i dialoghi magistrali e elegantissimi, il tutto condito da uno sense of humor tagliente e impietoso.

Inoltre, lasciatemi dire per quanto possa risultare bizzarro, ancora una volta nel finale mi ha ricordato Agatha Christie, e in generale i romanzi gialli: il modo in cui i nodi vengono al pettine, in cui i personaggi mostrano il loro vero essere, in cui tutti i misteri vengono svelati e la verità viene a galla è tipico delle conclusioni dei romanzi gialli. Ecco, se dovessi descrivere i libri della cara Jane lo farei così: dei magnifici gialli-rosa, in cui l’oggetto di investigazione sono i sentimenti.

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