Bookdocet #3 / La libertà è una scelta: “Discorso della servitù volontaria”

Eccoci al terzo #bookdocet! (traduzione per chi si connette per la prima volta: sproloqui della sottoscritta su tutte le cose belle che i libri mi hanno insegnato nella mia vita da lettrice ♥)

La citazione di oggi è tratta da un pamphlet – piccolo piccolo per quanto riguarda il numero di pagine, gigantesco circa il contenuto – che ho letto questo inverno: Discorso della servitù volontaria di Étienne de La Boétie, filosofo francese, grande amico di Michel de Montaigne.

L’argomento – la libertà – mi stà così a cuore ed è un agomento di così vitale importanza che ho timore a parlarne: fisso lo schermo, scrivo qualche parola, cancello, ricomincio.

Discorso della servitù volontaria è stato scritto nel 1549, quando Étienne aveva, ebbene si, 18 anni.

Il contenuto è di quelli esposivi, che come minimo ti fanno riflettere, molto più probabilmente ti scuotono. De La Boétie sostiene che la sottomissione ad un tiranno è una scelta, in quanto egli ha solo il potere che i sudditi decidono di concedergli. L’uomo, nato libero e destinato alla libertà, sceglie, per debolezza e abitudine, la schiavitù. Il Discorso è una denuncia verso tutti i meccanismi psicologici e sociali che portano l’individuo a sopportare senza proteste il dominio della società.

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Decidetevi a non servire più, ed eccovi liberi. Non voglio che lo abbattiate o lo facciate a pezzi: soltanto, non sostenetelo più, e allora, come un grande colosso cui sia stata tolta la base, lo vedrete precipitare sotto il suo peso e andare in frantumi.

 

Ma costoro vogliono servire per avere delle ricchezze: come se qualcosa potesse mai appartenere a chi non può dire di appartenersi;

Proprio come accade ai migliori cavalli da battaglia, che all’inizio mordono il freno e poi ci prendono gusto, che prima recalcitrano sotto la sella, poi invece si addobbano di finimenti e, tutti fieri, si pavoneggiano nella loro bardatura. Così gli uomini dicono di essere sempre stati sottomessi, perchè così hanno vissuto i loro padri; pensano di essere tenuti a sopportare il male, se ne convincono a forza di esempi, e gettano loro stessi, con il passare del tempo, le fondamenta del potere di chi li tiranneggia. Ma lo scorrere degli anni, in verità, non conferisce a nessuno il diritto di fare del male, aggrava se mai l’ingiustizia. Così c’è sempre qualcuno, nato meglio degli altri, che sente il peso del giogo e non può fare a meno di scuoterlo; che non si lascia mai addomesticare dalla sottomissione e che, come Ulisse, che per mare e per terra sempre cercava di scorgere il fumo del suo focolare, non può mai trattenersi dal pensare ai suoi privilegi naturali, dal ricordarsi dei suoi precursori e della loro condizione. Sono spesso e volentieri individui del genere, dalla mente lucida e dallo spirito chiaroveggente, che non si accontentano, come fa il grosso della plebe, di guardare solo quello che sta davanti alla punta dei loro piedi. Pensano invece a quanto sta dietro e davanti, ricordano le cose passate per giudicare quelle del tempo a venire e trovare la misura di quelle presenti; sono quelli che, avendo già di per se una bella testa, l’hanno ulteriormente affinata con lo studio e la cultura. Costoro, quand’anche la liberta fosse per intero perduta e scacciata dal mondo, riuscirebbero a immaginarla e a sentirla nella loro mente, ad assaporarla ancora; la servitù non è mai di loro gusto, per bene che la si addobbi.

Se dovessi riassumere in poche parole il Discorso, sarebbero queste: la libertà è una scelta.

Concludo con una citazione di Emma Goldman, anarchica russa che certamente aveva letto De La Boétie:

People have only as much liberty as they have the intelligence to want and the courage to take.

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Discorso della servitù volontaria, Étienne de La Boétie, Feltrinelli, 125 p.

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