La linea d’ombra // Joseph Conrad

La recensione di questa settimana è dedicata ad un libro che mi ha profondamente sorpresa, un classico d’avventura che ho scoperto essere molto più introspettivo, femminile e profondo di quanto ci si potrebbe aspettare da un’avventura in mare: La linea d’ombra.

La linea d’ombra è il momento di passaggio dalla giovinezza alla maturità, la presa di coscienza della propria indipendenza e responsabilità. Questo libro è il racconto romanzato della reale esperienza di Conrad, il personale passaggio attraverso la sua linea d’ombra«[…] essa è esperienza personale vista in prospettiva con l’occhio della mente».

Il protagonista, giovane annoiato e cinico che aveva già deciso di abbandonare la vita di mare, si ritrova improvvisamente e inaspettatamente nominato capitano di una nave.

– Là! Quella è la vostra nave, capitano, – disse.

[…] qualsiasi cosa lui pensasse della nave, sapevo che, al pari di alcune rare donne, essa era una di quelle creature la cui semplice esistenza è sufficiente a suscitare un diletto disinteressato. Uno sente che è bello essere al mondo, quel mondo in cui essa esiste.

Il suo primo viaggio come capitano si rivela però un’odissea: l’intero equipaggio, a parte lui e il bel Ransome, cuoco della nave malato di cuore, si ammala di febbre tropicale e a bordo non ci sono medicine per poterlo curare; inoltre per settimane si ritrovano in una bonaccia terribile che non permette alla nave di avanzare, mentre il primo ufficiale inizia a delirare riguardo al precedente capitano, che avrebbe gettato una maledizione sulla nave…
Il capitano si ritrova così in una duplice tempesta: quella fisica, reale, e quella interiore, attanagliato dalla paura, dall’insicurezza e dai sensi di colpa per la sua ciurma di moribondi bloccata in mare aperto.

[…] e io stavo ritto in mezzo a loro come una torre di energia, inaccessibile alla malattia, sensibile soltanto al male della mia anima.

Ho iniziato La linea d’ombra piena di pregiudizi, pensavo che si trattasse di un libro totalmente maschile, il genere di libro che mi annoia a morte: non una donna in tutto il romanzo, niente pathos o sentimento, solo una ciurma di marinai e un’avventura in mare. Avevo ragione e torto.

Oltre a tutto questo il libro ha anche una parte femminile: leggendolo si percepisce che il viaggio racontato da Conrad è, oltre che fisico – forse più che fisico – interiore. L’odissea in mare che il protagonista attraversa non è che una mera metafora di quella interiore, niente più che un pretesto usato dall’autore per parlare della vera linea d’ombra, quella dell’anima. L’intero libro è una magnifica sovrapposizione di realtà fisica e interiore, la caratteristica che rende il libro così bello e universalmente condivisibile.

Forse se Conrad avesse intitolato questo libro Primo comando al posto de La linea d’ombra, come per lungo tempo ha avuto intenzione di fare, non avrei avuto questa sensazione decisiva: sono contenta che non l’abbia fatto.

Non posso non concludere questo post con la magnifica canzone che Jovanotti ha scritto ispirandosi a questo libro, anche se «è un racconto, in realtà, non è una canzone» ♥

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La linea d’ombra, Joseph Conrad, Einaudi, 138 p.

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