Libri felici / La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin

Vincitore del Premio Bancarella, Premio John Fante e Premio Campiello 2015 – ecco a voi un romanzo “su un guagliuncello incantato che fischia amore e libertà”.

Il mio nome non è proprio Isidoro Sifflotin, eh.

Questo è un libro felice. Non tanto per la trama – quella, come la vita, è tristelice* – ma per lo spirito. È chiarissimo come l’intento (riuscito) di Ianniello fosse quello di scrivere un libro gioioso, leggero, fischiettante. (E tra l’altro, gli occhi a cuore che gli vengono quando parla dei suoi personaggi sono adorabili.)

E ve lo dice una che di libri leggeri se ne intente: sono i miei preferiti. Non ho mai trovato nessun senso o utilità nei libri che trasmettono una visione pessimista del mondo, che ti lasciano con una cappa di grigiore e speranze infrante addosso. E non perchè vedo i libri come un mezzo di evasione per scappare da un mondo doloroso, che ha quindi la responsabilità di essere il più spensierato possibile. Tutto il contrario: perchè sono un’inguaribile ottimista, che nonostante tutti i bassi della vita vede il mondo come un posto davvero positivo, e quindi le opere felici mi sono sempre sembrate anche le più sincere.

Questo è un libro felice. Non tanto per la trama - quella, come la vita, è tristelice* - ma per lo spirito

E La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, comunque, non è quel tipo di leggero che ignora i bassi della vita – è leggero in virtù dei bassi della vita (il miglior tipo di leggero).

Il nostro eroe nasce in Campania, sulla caviglia dello stivale, precisamente nel paesello (realmente esistente) di Mattinella. Isidoro mostra il suo essere speciale fin dal suo primo attimo di vita: al posto di piangere, fischia. Ma non fischia come gli umani, fischia proprio come gli uccelli.

I genitori di Isidoro, Quirino (sindacalista, comunista, poeta, orgogliosamente strabico e amante delle belle parole) e Stella (pastaia dolcissima dal passato misterioso – “perchè chi non attraversa la disgrazia non conoscerà mai la grazia”) sono il prototipo dell’amore genitoriale – e sono quasi riusciti a scalzare Atticus Finch (il padre di Scout ne Il buio oltre la siepe) dalla vetta della mia personale classifica dei perfetti genitori letterari. Che è tutto dire.

Isidò!
Tu ti devi ricordare sempre che sei una persona speciale, che sei straordinario, e non dare lo sfizio alla gente di dirti che sei normale. Quando qualcuno eventualmente ti dice così, perchè qualche strunzo ce sta sempre, tu rispondi: “Guardate che ci sono almeno due persone sulla Terra, ma sicuramente più di due, che vivono per vedere il mio sorriso, che si esaltano pure se mi vedono solo mangiare o correre, e non ti dico poi se gli racconto una cosa che mi è successa quando stavo solo, si fanno divorare dalla contentezza. Quindi, normale, ‘nu par’e palle”.

Questo è un libro felice. Non tanto per la trama - quella, come la vita, è tristelice* - ma per lo spirito

L’essere metà bambino metà uccello porta Isidoro a fare amicizia con Alì, merlo indiano del negozio di animali del paese, con cui inizia a creare un fischiabolario – un vocabolario del loro linguaggio fischiato – che si evolverà poi in un intento utopico e meraviglioso (retaggio paterno): insegnare il linguaggio degli uccelli alla gente comune, ai poveri, ai diseredati, per dotarli di un linguaggio tutto loro, che i potenti non possano capire, per aiutarli a organizzare una rivoluzione pacifica che porterà ad un mondo più giusto.

«Ci insegno alle persone che vengono al concerto, che so’ tutti poveri più o meno, un pò di parole fischiate, così incominciano a impararsi ‘na lingua, diciamo, che sanno solo loro, e la possono usare poi in futuro per parlare senza farsi capire, e organizzano un mondo diverso all’insaputa dei ricchi, e questo mondo naturalmente sarà più giusto di mo, e non che ridono sempre gli stessi e piangono sempre gli stessi, ma che si ride e si piange un pò per uno.»
«O che non si piange proprio, si ride solo!»
«Ah, meglio ancora!»

Ma proprio mentre l’intento di Isidoro incomincia a concretizzarsi, la Natura sconvolge i suoi piani e la sua vita.

Questo è un libro felice. Non tanto per la trama - quella, come la vita, è tristelice* - ma per lo spirito

Si fatica a credere che questa perla sia l’opera prima di Ianniello (attore, regista e traduttore) per quanto la prosa è felice (again!) e naturale (sembra non abbia fatto altro per la sua intera vita) – e una menzione d’onore va fatta all’uso del dialetto napoletano: mai tanto da rendere la lettura difficoltosa, mai così poco da snaturare i personaggi.

Insomma: adorabile, non perdetevelo.

* tristelice è un mix di “triste” e “felice” – uno dei bellissimi mix di parole creati da Quirino. Tanto amore.

“Isidoro!”
“Uè, papà!”
“Qual’è la capitale delle Francia?”
“Praga!”
“Sta bene! E chi è l’uomo più felice?”
“Quello che gode della felicità altrui!”

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La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin, Enrico Ianniello, Feltrinelli, 265 p.

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