Diario di un dolore // C.S. Lewis

La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa.

Una delle qualità che più ammiro in un essere umano è l’onestà intellettuale. Ci sono  molti modi per definirla, probabilmente tanti quante sono le persone dotate di opinione. La mia personale definizione è:

Onestà intellettuale: la decisione di mettere la ricerca della verità sopra ogni cosa, sopra il proprio ego, sopra le proprie necessità di conferme o rassicurazioni. Il saper ammettere i propri errori e saper dire “hai ragione”, passando sopra il proprio ego per amore della Verità.

Quando C.S. Lewis ha scritto questo libriccino si trovava nella condizione ideale per dimenticare la propria onestà intellettuale e cedere a facili rassicurazioni: era prostrato dalla morte dell’amatissima moglie, appena uccisa da un cancro – questo diario è l’annotazione chirurgica della sua reazione a questa perdita. Una cronaca brutale del suo dolore.

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Credo che il modo in cui le persone decidono di reagire al dolore dica molto di loro – il modo in cui Lewis decide di reagire al suo dice: «Sono abbastanza forte da mostrare la mia debolezza. Soffro, ma non permetterò che il mio dolore mi conduca al vittimismo o al compatimento di me stesso. Non cederò a facili rassicurazioni. Non permetterò che il dolore mi rubi la mia onestà intellettuale.»

Lewis è un fervente cristiano, e qui si trova nella condizione ottimale per cedere alle lusinghe della sua religione riguardo la vita dopo la morte, sarebbe stata la via più facile – sicuramente la più battuta – ma è la più onestà che gli interessa. Sa che c’è solo una strada per superare il dolore: quella che gli passa attraverso. Tutte le altre sono menzogne.

Parlatemi della verità della religione e ascolterò con gioia. Parlatemi del dovere della religione e ascolterò con umiltà. Ma non venite a parlarmi delle consolazioni della religione, o sospetterò che non capite.

A meno, naturalmente, di non prendere per buone tutte quelle storie di ricongiungimenti «sull’altra riva», dipinti in termini affatto terreni. Ma sono cose che non hanno nulla a che fare con le Scritture, cose derivate da inni e litografie dozzinali. Nella Bibbia non ce n’è traccia. E poi suonano false. Lo sappiamo che non può essere così. La realtà non si ripete. Ciò che viene tolto e ciò che viene ridato non sono mai la stessa identica cosa.

Accarezza l’idea di negare del tutto l’esistenza del suo Dio, ma anche questa sarebbe una soluzione troppo semplicistica:

Una risposta, fin troppo facile, è che Dio sembra assente nel momento del nostro maggior bisogno appunto perchè è assente, perchè non esiste. Ma allora perchè sembra così presente quando noi, per dirla con franchezza, non Lo cerchiamo?

Affronta da tutti i punti di vista l’idea di un Dio malvagio, ma neanche questa soluzione lo soddisfa.
Quindi, abbandona la facile consolazione della promessa di un futuro ricongiungimento, abbandona la facile scappatoia del rifiuto e dell’odio verso Dio – e parte alla ricerca della Verità, passando attraverso il dolore.

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La “soluzione” a cui arriva è insieme spaventosa e rassicurante, ma è l’unica che riesce ad accettare, perchè è l’unica che sente vera: Dio è buono, ed è appunto per questo che ci fa sperimentare il dolore – perchè è l’unica via possibile per la nostra crescita.

La cosa terribile è che, sotto questo aspetto, un Dio perfettamente buono non incute meno paura di un Sadico Cosmico. Più siamo convinti che Dio ci fa soffrire solo per guarirci, meno credibile ci sembra che implorare di non far male serva a qualcosa. Un uomo crudele lo si potrebbe corrompere, potrebbe stancarsi del suo infame passatempo, potrebbe avere la sua parentesi di misericordia, come un alcolizzato ha le sue parentesi di sobrietà. Ma mettiamo invece di avere a che fare con un chirurgo che ha a cuore solo il nostro bene. Più sarà buono e coscienzioso, più sarà inesorabile nel tagliare. […]
Che cosa vogliono dire quelli che proclamano «Non ho paura di Dio, perchè so che è buono»? Non sono mai stati da un dentista?

Per quanto Diario di un dolore analizzi perfettamente la perdita di una persona amata, e sia quindi dolorosamente terapeutico per chi stia affrontando un lutto o una rottura sentimentale, cosiderarlo “solo” questo sarebbe riduttivo. Questo diario racchiude alcune delle più acute e sincere riflessioni sulla vita e la morte, Dio e la religione, l’amore e la condizione umana che io abbia mai letto. Immenso.

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Diario di un dolore, C.S. Lewis, Adelphi, 85 p.

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