I cinque malfatti e il permesso di essere umani

Tra i lettori adulti i pareri sulla letteratura per l’infanzia sono spesso discordanti: c’è chi la disprezza apertamente, convinto che si tratti di libri minori, chi la ignora elegantemente, per mancanza di interesse o convinzione che si tratti di puro intrattenimento, e chi invece la ama follemente. Chiaramente mi ritrovo nell’ultimo gruppo.

Credo che il pregiudizio più diffuso sia che al linguaggio semplice e diretto corrisponda una povertà di contenuti, che siano libri poco profondi per menti poco profonde. Con immensa convinzione io dico: «No, anzi.»

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Anzi, i libri per bambini sono sempre creati con una particolare cura che spesso e volentieri ai libri per adulti manca, hanno sempre un cuore, una morale, un insegnamento nascosto, e sono profondi e meritevoli di essere considerati libri a tutti gli effetti in virtù del loro linguaggio semplice, non nonostante. Bruno Munari ha detto:

Complicare è facile, semplificare è difficile. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare. 

Dopo questa doverosa introduzione posso parlarvi di questa meraviglia che si legge in non più di 10 minuti, ma si desidera conservare in libreria (e nel cuore) molto più a lungo.

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I protagonisti sono cinque cosi malfatti — il Bucato, il Piegato, il Molle, il Capovolto e lo Sbagliato — ed è subito chiaro che la meravigliosa Beatrice Alemagna parla di me, di te, di tutti noi.

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Siamo indiscutibilmente noi, degli “ammassi di stranezze”, “piegati in due come una lettera da spedire”. È chiaro a noi, ma è chiaro anche ad un bambino, ed eccola qui la grandezza degli autori di libri per l’infanzia: la capacità di parlare un linguaggio essenziale, universale, che elimina tutto il superfluo e riesce a trovare ed esprimere solo il cuore, il nocciolo delle cose. Che classe! Mica da tutti.

Perchè quando leggiamo una frase come «Non riuscivano a concludere niente nella vita nè avevano voglia di fare granchè» la sentiamo risuonare nel profondo: ecco il linguaggio universale.

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Qual’è la morale del libro? Forse sarebbe meglio che la scopriste leggendolo, ma non resisto e vi dò una piccola preview: questo libro insegna l’amore per sè stessi, più nello specifico per le nostri parti “sbagliate”, “difettose”, “malfatte”, e ci insegna a perdonare la nostra umanissima non-perfezione. Nientepopodimenoche.

Regalatevelo e regalatelo ♥  (Non so decidere se sarebbe più utile a grandi o piccini. Facciamo così, regalatelo a tutti).


I cinque malfatti, Beatrice Alemagna, Topipittori, 40 p.

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