Tag

giappone

Nel #bookdocet di questa settimana Amélie Nothomb ci parla, ebbene si, di darsela a gambe.

Il quarto #bookdocet è tratto dall’incredibilmente delizioso Né di Eva né di Adamo di Amélie Nothomb, libro autobiografico, racconta gli anni trascorsi da Amélie in Giappone, e in particolare la sua storia d’amore con Rinri, un ragazzo del luogo.

Si parla di movimento, e quindi cambiamento:

Lo spazio ci libera da tutto. Non c’è tormento che resista all’espansione di sé dell’universo. Il mondo sarebbe così grande per niente? La lingua dice una cosa giusta: darsela a gambe vuol dire salvarsi. Se stai morendo, scappa. Se stai soffrendo, datti una mossa. Non esiste altra legge che il movimento.

ne-di-eva-ne-di-adamo

Questa bellissima quote me ne porta alla mente un’altra, di Jim Rohn:

If you don’t like how things are, change it! You‘re not a tree.

Il messaggio è chiaro: accettare situazioni che ci fanno soffrire o non sono adatte a noi è folle. Quale che sia la situazione in cui ci troviamo, non è mai una condanna, non è mai immutabile, e noi abbiamo sempre il potere di darci una mossa.

__________

Né di Eva né di Adamo, Amélie Nothomb, Voland, 170 p.

侘  wabi – semplicità, silenzio, eleganza non ostentata

寂  sabi – la bellezza originata dallo scorrere del tempo su una persona o su un oggetto: vecchiaia, usura, riparazioni evidenti

Il wabi-sabi è l’antica arte giapponese di saper vedere la bellezza nell’imperfezione; deriva dal concetto buddhista di transitorietà delle cose secondo il quale tutto è imperfetto, mutevole e incompleto, ed esalta la bellezza dei difetti e dell’irregolarità che diventano simboli di unicità.

Nella definizione di Leonard Koren, di cui vi parlo tra pochissimo:

«Il wabi-sabi è l’aspetto più evidente e caratteristico di quella che noi consideriamo la bellezza giapponese tradizionale, e nel pantheon giapponese dei valori estetici occupa pressappoco lo stesso ruolo che noi occidentali attribuiamo agli ideali greci di bellezza e perfezione.»

Lo trovo un magnifico modo di guardare il mondo, le cose, le persone – il perfetto antidoto agli ideali Occidentali di bellezza perfetta e senza macchia, tanto radicati in profondità nella nostra cultura quanto inadatti e innaturali nel nostro mondo per definizione imperfetto.

Riuscite ad immaginare di vivere in un mondo che non solo accetta, ma celebra l’imperfezione?

Dato il mio carattere perfezionista, un pò control freak, molto esteta, e quindi naturalmente portato alla (inutile ed estenuante) ricerca della perfezione, fare mia la filosofia wabi-sabi è qualcosa che somiglia molto alla necessità.

Mi sono prevedibilmente procurata dei libri a riguardo e il post di oggi ne è il risultato: vi parlo di due libri che applicano il wabi-sabi a due ambiti diversi ma ugualmente universali: l’amore e l’arte.

 

Il primo è Wabi sabi love – Come trovare equilibrio e bellezza nell’amore (im)perfetto di Arielle Ford. Ora, è chiaro che un libro che parla di filosofia orientale applicata alle relazioni sentimentali (per chi non mi conoscesse: due degli argomenti che più mi esaltano – si, esaltano – e su cui più ho letto) chiamava a gran voce il mio nome – con questa copertina poi, l’avete vista la copertina?!

L’intuizione della Ford di applicare la filosofia wabi-sabi alle relazioni sentimentali è assolutamente vincente. Riuscite a pensare ad un ambito in cui sia di più vitale importanza riuscire ad accettare – anzi, amare – le imperfezioni altrui?

Quando ho letto questo libro per la prima volta, nel 2012, non avevo particolarmente apprezzato il modo in cui il tema viene sviluppato: quasi esclusivamente attraverso testimonianze e racconti di coppie che sono riuscite a vivere secondo la filosofia wabi sabi, e questo, insieme al fatto di essere ancora acerba per digerire la spiritualità che di tanto in tanto fa capolino nel testo, mi aveva guastato la lettura.

La seconda lettura, per scrivere questo post, è stata invece decisamente più soddisfacente: la spiritualità non mi spaventa più, e ho trovato che la scelta di affidare il messaggio del libro a storie vere sia estremamente azzeccata, forse l’unica possibile.

Ma la cosa che adoro di questo libro è l’estrema concretezza e fattibilità: spesso i manuali di questo tipo si perdono nella psicologia e nella filosofia, dimenticandosi di andare oltre l’astrazione e di fornire esempi e soluzioni concrete. Wabi sabi love, no – i consigli dell’autrice sono estremamente pratici e facilmente applicabili, e, ciò che più conta, efficaci. Da leggere.

Quando vi scoprite a notare le crepe del vostro partner, chiudete gli occhi e immaginate di riempire quelle crepe con l’oro.

Kintsugi-bowl-wabi-sabi
Photo courtesy of David Pike

Il secondo libro di cui vi parlo è Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, libriccino di una settantina di pagine ma dal contenuto molto denso, ideale se volete approfondire il concetto di wabi-sabi (anche se non siete artisti, designer, poeti o filosofi).

Sono molto affezionata a questo libretto per via del modo in cui è arrivato a me: qualche anno fa ho contattato un gentilissimo utente di aNobii che possedeva questo e un altro libro che mi intrigava molto, Sun Tzu e l’arte della seduzione, proponendogli uno scambio con due libri della mia libreria; lui è stato così gentile da inviarmi i due libri senza chiedere niente in cambio, e per di più ha aggiunto nel pacchetto due meravigliosi segnalibri scritti a mano (senza contare che anche la carta in cui li aveva avvolti era completamente scritta a mano, carta che ho strappato aprendo il pacchetto rendendola involontariamente una perfetta opera wabi-sabi). È stato uno dei rari atti di gentilezza totalmente disinteressata da parte di uno sconosciuto a cui abbia mai assistito ♥

Ritornando al libro – approfondisce molto bene la filosofia wabi-sabi, spiega accuratamente il contesto storico e culturale in cui si è sviluppato, fà un interessante parallelismo con il modernismo… ma è freddo. Accademicamente freddo. Non è ovviamente un difetto oggettivo, ma se come me avete bisogno di sentire un contatto emotivo con un libro e il suo autore per arrivare ad amarlo, vi lascerà con un pò di amaro in bocca. Se invece apprezzate l’approccio “scientifico”, questo è il libro che fa per voi.

Wabi-sabi significa muoversi leggeri per il mondo, imparando ad apprezzare qualsiasi cosa incontriamo, per quanto sia insignificante, in qualsiasi momento.

___________

Wabi sabi love – Come trovare equilibrio e bellezza nell’amore (im)perfetto, Arielle Ford, Leggereditore, 203 p.

Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, Leonard Koren, Ponte alle Grazie, 92 p.

Solo dopo averle lette ed essermi apprestata a scrivere questa tripla recensione mi sono resa conto dello scherzo del destino per il quale mi sono trovata a leggere, inconsapevolmente, tre graphic novels nello stesso mese con un forte fil rouge che le collega: in tutti e tre i casi il/la protagonista è un ragazzino/a che entra in contatto con degli esseri fantastici o sovrannaturali: fantasmi, spiriti, dèi, animali guida…

Come persona che non crede alle coincidenze sono sicura ci sia un messaggio per me, qui da qualche parte…

Parto dal mio preferito, il bellissimo NonNonBâ del 93enne fumettista giapponese Shigeru Mizuki – mangaka celebre in tutto il mondo, in Giappone è una vera celebrità: la vita sua e della moglie è documentata in un reality e a Sakaiminato, la sua città d’origine, è stata istituita una via in suo nome, popolata da 100 statue di bronzo raffiguranti gli yōkai (creature soprannaturali della mitologia giapponese) protagonisti delle sue opere – in particolare di Kitaro dei cimiteri, il suo manga più celebre.

NonNonBâ è una splendida opera autobiografica che racconta l’infanzia dell’autore, ambientata nel Giappone rurale del 1930 ma stracolma di magia grazie alla presenza di una vecchia del villaggio a cui Shigeru è particolarmente affezionato: NonNonBâ è un’esperta di spiriti (una strega, diremmo in Occidente), vede ed entra in contatto con gli yōkai che la circondano e condivide con Shigeru la sua conoscenza, influenzando profondamente la sua visione del mondo.

«Perchè lanci fagioli?»
«Non lo so neppure io! È la mia ragione d’essere!»
«Ti piace spaventare la gente?»
«Non particolarmente, ma non spetta a me decidere… dimmi, tu perchè sei nato nella famiglia Muraki?»
«???»
«Perché disegni anche se nessuno te lo ordina? Siamo uguali, io e te… Ogni essere ha un destino già scritto.»

La bellezza di quest’opera sta nell’essere una rappresentazione perfetta del mondo visto attraverso gli occhi di un bambino: non vi è nessuna distinzione tra realtà e fantasia, le due dimensioni si fondono, sono la stessa cosa – ed è impossibile per il lettore distinguere cosa sia autobiografico e cosa sia avvenuto solo nell’immaginazione dell’autore. E, in fondo, sembra suggerire Mizuki, è una distinzione che non importa o, forse, non esiste.

«Mi dica un’ultima cosa» chiese Harry. «E’ vero? O sta succedendo dentro la mia testa?»
Silente gli sorrise e la sua voce risuonò alta e forte nelle orecchie di Harry anche se la nebbiolina luminosa stava calando di nuovo e nascondeva la sua sagoma.
«Certo che sta succedendo dentro la tua testa, Harry. Ma perchè diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?» 

J.K. Rowling, Harry Potter e i Doni della Morte

La seconda graphic novel di cui vi voglio parlare è Aurore, dello spagnolo Enrique Fernández, edito in Italia da Tunué.

In una terra dimenticata dagli dèi – offesi perchè dimenticati dagli uomini – Aurore viene colpita da un maleficio e trasformata in pietra. La sua anima viene guidata da un lupo, uno spirito guida mandato dalla sciamana del villaggio, nella creazione di una canzone che parli del suo popolo, per salvarlo dall’oblio del tempo.

Se la vicenda non è riuscita a catturarmi del tutto – per una semplice questione di lunghezza: le opere troppo corte non lasciano mai un’impronta significativa in me – mi sono letteralmente persa nelle magnifiche tavole ad acquarello di Fernández.

La terza e ultima graphic novel è Anya e il suo fantasma, della fumettista russa Vera Brosgol.

È la storia di Anya – tipica adolescente in lotta con il mondo – a cui capita qualcosa di straordinariamente atipico: l’incontro con il fantasma di una ragazza assassinata un secolo prima. Non aggiungerò niente riguardo alla trama perchè gran parte del fascino di quest’opera si basa su un colpo di scena che aggiunge pepe e una notevole ombra nera alla vicenda, che altrimenti risulterebbe simpatica e bene scritta ma sostanzialmente senza spessore.

La copertina ci informa che Neil Gaiman – alla cui opera il fumetto è palesemente ispirato – l’ha definito “un capolavoro” (?) – io lo definirei piuttosto “una piacevole lettura young adults” (perfetto se volete fare felice un’adolescente). Dare retta a Gaiman o a me? A voi l’aurdua sentenza 😉

È la storia di Anya - tipica adolescente in lotta con il mondo - a cui capita qualcosa di straordinariamente atipico: l'incontro con il fantasma di una ragazza assassinata un secolo prima.

Have a nice sunday!

Gloria

____________

NonNonBâ: Storie di fanatsmi giapponesi, Shigeru Mizuki, Rizzoli Lizard, 414 p.

Aurore, Enrique Fernández, Tunuè, 64 p.

Anya e il suo fantasma, Vera Brosgol, Bao Publishing, 224 p.