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letteratura per l’infanzia

Da dove sia arrivato questo improvviso interesse planetario per i ribelli – per le persone che hanno sfidato lo status quo e si oppongono al sistema – con certezza non lo so.

So solo che più o meno da un giorno all’altro ci siamo ritrovati circondati da libri/film/serie TV a loro dedicati (con una particolare attenzione alle donne ribelli: alle femministe che con rabbia o ferma pacatezza pronunciano il loro “ora basta” al patriarcato).
Non sono una sociologa, osservo il mondo semplicemente attraverso le lenti della mia curiosità e sensibilità, ma un’idea di cosa abbia scatenato questo bisogno di rivolta me la sono fatta.

Esattamente un anno fa – proprio come succede nella favole, che sempre prendono ispirazione dalla vita – il nostro Pianeta è entrato nel culmine di un periodo buio che da tempo si preannunciava, quando è stata conferita un’enorme quantità di potere a un uomo profondamente disturbato e pericoloso: cercare di ottenere enormi quantità di potere è quello che gli uomini disturbati e pericolosi fanno.

Quello che a questo punto succede nelle favole, è esattamente quello che succede nella realtà: le persone iniziano a sentire il bisogno di opporsi alla violenza, all’ignoranza, all’inumanità, e a cercare qualcuno che abbia il coraggio di farlo: un eroe.

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È precisamente quello di cui questi due libri parlano: di eroi (in special modo eroine, perchè è in special modo verso le donne che Trump e le forze che rappresenta si scagliano, e quindi quelle che insorgono con maggior forza).

Partendo dal presupposto che i ribelli e i rivoluzionari sono da sempre la mia categoria di persone preferite, e che vedere proliferare questo tipo di libri sugli scaffali delle librerie mi riempie di gioia, devo ammettere che alcuni sono prodotti editoriali meglio riusciti di altri.

Storie della buonanotte per bambine ribelli

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Storie della buonanotte per bambine ribelli, il libro che ha dato il via a questo trend, mi sembra sotto ogni punto di vista un’occasione mancata. Per quanto l’idea che l’ha ispirato sia ottima, e sia esteticamente un bel prodotto – l’ho trovato assolutamente vuoto a livello contenutistico.

Il libro è composto da 100 mini “biografie” di donne che hanno apportato qualche tipo di cambiamento nella società in cui vivevano, ognuna composta da un breve testo, un’illustrazione e una citazione della donna in questione. Considero le bellissime illustrazioni – affidate a 60 diverse artiste – l’unica parte davvero riuscita.

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I testi, invece, sono il grosso problema del libro: niente più che didascalici, praticamente inutili per conoscere il personaggio di cui parlano, e sintetici in maniera addirittura offensiva nel caso di donne dalla vita particolarmente complessa e sofferta, certamente meritevoli di ben più che una trentina di semplicistiche righe, scritte tra l’altro senza nessuno stile, partecipazione o passione.

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Le citazioni scelte per ogni personaggio sono quasi sempre vuote e banali, tanto da far dubitare che siano state pronunciate dalla donne in questione (e se così fosse, fanno dubitare del buon gusto delle due autrici, che hanno scelto proprio quelle in rappresentanza di personaggi anche di spessore enorme, che certo hanno pronunciato parole più significative di quelle).

Farei leggere questo libro ai miei figli? Si, ma utilizzandolo niente di più che come un indice, una lista di personaggi meritevoli di approfondimento.

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Io dico no! Storie di eroica disobbedienza
Che questo bel volume Einaudi sia nato sulla scia delle Storie della buonanotte è indubbio, quello di cui non posso essere sicura ma che mi sembra altamente probabile, è che sia stato creato tenendo conto degli strafalcioni del libro a cui è ispirato, cercando di porvi rimedio – proposito brillantemente mantenuto.

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Prima di tutto, il libro ha ovviato al più grosso difetto delle Storie della buonanotte – la brevità e la superficialità delle “biografie” – riducendo drasticamente il numero dei personaggi trattati (35 anzichè 100) per consentire un più ampio respiro ad ogni storia, che qui viene raccontata in alcune pagine invece che in poche righe. Lo stile dell’autore, Daniele Aristarco (autore di alcuni altri libri di divulgazione storica per l’infanzia, sempre editi da Einaudi) è molto più personale e appassionato: si percepisce la passione dell’autore per l’argomento trattato, e la sua volontà di rendere giustizia a ogni personaggio attraverso una “biografia” sentita, anzichè asettica.

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In più, la scelta di parlare di personaggi di ambo i sessi rende il libro una più “completa” panoramica dei ribelli della storia, invece che essere concentrato solo verso una metà del cielo (con questo non voglio criticare la scelta di Storie della buonanotte di parlare solo di personaggi femminili: è una scelta editoriale precisa e condivisibile, che però, ponendo limitazioni risulta limitata).

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Farei leggere questo libro ai miei figli? Si, appassionatamente si. Per quanto un buon numero delle biografie finisca in tragedia (per tutti i personaggi dell’antichità, con la loro morte), sono certa che non esitano storie delle buonanotte migliori di queste, con protagonisti più meritevoli di essere conosciuti, a qualsiasi età.

«Un giorno mia sorella Virginia si è svegliata che aveva un lupo dentro. Faceva versi da lupo e si comportava in modo strano…»

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

La prima volta che ho posato gli occhi sul titolo di questo libro – Virginia Wolf; La bambina con il lupo dentro – che la mia amica Cristina mi mostrava durante una visita in biblioteca, il mio cuore ha sussultato: da ex bambina-lupo ho saputo istintivamente cos’era il lupo di cui parlano sottotitolo e titolo (con il geniale gioco di parole tra il cognome di Virginia, Woolf, e Wolf, lupo).

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Con ammirevole profondità e accuratezza le autrici utilizzano la metafora del lupo interiore per rappresentare simbolicamente la malattia mentale, gli esaurimenti nervosi e le crisi depressive (diagnosticati poi dall’odierna psicologia come sintomi di un disturbo bipolare) che portarono la scrittrice al suicidio, a 59 anni.

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

Ma il triste tema della malattia viene qui utilizzato come pretesto per concentrarsi su un tema ben più luminoso: lo strettissimo rapporto tra Virginia e la sorella, di due anni maggiore, Vanessa Bell (pittrice e arredatrice d’interni), che legò le due donne per tutta la vita.

vanessa-e-virginia

In un breve saggio sull’infanzia a casa Stephen – il cognome originario di Virginia e Vanessa – letto da quest’ultima alla BBC nel 1956 (Notes on Virginia’s childhood), Vanessa descrive la sorella con queste parole:

«Persino allora lei aveva il potere di riuscire a creare all’improvviso un’atmosfera di insostenibile tristezza. Credo che ne sia sempre stata capace, forse è un’abilità tipica degli Stephen, ma io non mi rendevo conto di come la creasse. Improvvisamente il cielo si rannuvolava e io piombavo nella tristezza. Poteva durare un’eternità (agli occhi di un bambino) e poi dissolversi.»

Parole che, credo, abbiamo ispirato queste parole di Virginia Wolf:

«Le casa è sprofondata.
Su è diventato giù.
Chiaro è diventato scuro.
Allegro è diventato triste.»

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

Ma, sempre nello stesso saggio, sembra che Vanessa faccia risalire l’inizio di una sensibilità più spiccata in Virginia ad un’epidemia di pertosse che contagiò tutti i bambini della famiglia e che, a causa di cure sbagliate, durò più del necessario e segnò Virginia più degli altri:

«Noi ci riprendemmo in fretta, ma mi sembra che per Virginia le cose siano state diverse. Non fu mai pù rosea e paffuta e credo che fosse realmente entrata, abbastanza all’improvviso, in uno stadio di maggiore consapevolezza e che si fosse di colpo resa conto di problemi e possibilità che prima ignorava.»

1976-7-42

La bambina con il lupo dentro, invece, è probabilmente ispirato al tragico periodo della vita di Virginia che diede origine ai suoi crolli nervosi: a 13 anni perse la madre, due anni dopo la sorellastra Stella e, non molti anni dopo, il padre.

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

Ho trovato sublime il fatto che in pochissime righe (in questo sta la magia degli albi illustrati e la grandezza dei loro autori, come ho già detto QUI) Kyo Maclear riesca a raccontare con incredibile accuratezza lo stato di una psiche sofferente – senza nascondere nulla, senza dire una parola di troppo:

«Ha detto “NON METTERTI QUEL BEL VESTITO GIALLO.” (È il mio preferito!)
“NON LAVARTI I DENTI COSI’ FORTE.”
È arrivata a dire all’uccellino: “SMETTILA DI FAR CHIASSO!”»

Il testo è accompagnato dalle radiose – di colori e sensibilità – illustrazioni di Isabelle Arsenault, autrice del famoso Jane, la volpe & io.

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

Un’altra chicca dell’albo è il rimando al Bloomsbury Group, il circolo intellettuale fondato da Vanessa, Virginia e i loro fratelli Thoby e Adrian, che aveva come sede appunto il quartiere di Bloomsbury a Londra, dove i quattro si erano trasferiti dopo la morte del padre.
In Virginia Wolf, Vanessa, in un tentativo di confortare Virginia le chiede “Se potessi volare, dove vorresti andare?”, e Virginia risponde:

«“Se potessi volare andrei in un posto perfetto. Un posto pieno di dolcetti glassati e bei fiori e alberi da arrampicarcisi sopra. E niente niente malinconia.”
“Dov’è questo posto?” ho chiesto io.
Lei ci ha pensato un momento e ha detto: “A Bloomsberry, naturalmente.”»

Come tutti i libri che parlano di noi e ci fanno da specchio, Virginia Wolf è entrato, immediatamente e a passo sicuro, nella lista dei miei libri del cuore.


asteriscoPer chiudere il post vorrei raccontare un piccolo episodio di bookserendipity: contemporaneamente a Virginia Wolf ho letto L’albero delle bugie di Frances Hardinge; i due libri sono appoggiati uno sull’altro sulla mia scrivania da una settimana, ma solo oggi, scrivendo questo post, ho notato la curiosa somiglianza delle copertine, e pensandoci ho notato corrispondenze anche nei temi: entrambi parlano di ragazzine fuori dal comune, e entrambi utilizzano la metafora di un mostro/lupo interiore per rappresentare la loro fame, la loro diversità.

«Era quella Faith, la fanciulla brava e buona?
La ragazza nello specchio era capace di qualunque cosa. Ed era tutto fuorchè brava e buona, lo si capiva al primo sguardo.
“Non sono buona.” Qualcosa nella mente di Faith riuscì a liberarsi, a volare via sbattendo ali nere nel cielo. “Una persona buona non sarebbe mai capace di provare quello che provo io. Sono cattiva e subdola e piena di rabbia. Non c’è salvezza per me.”

virginia woolf la bambina con il lupo dentro

Tra i lettori adulti i pareri sulla letteratura per l’infanzia sono spesso discordanti: c’è chi la disprezza apertamente, convinto che si tratti di libri minori, chi la ignora elegantemente, per mancanza di interesse o convinzione che si tratti di puro intrattenimento, e chi invece la ama follemente. Chiaramente mi ritrovo nell’ultimo gruppo.

Credo che il pregiudizio più diffuso sia che al linguaggio semplice e diretto corrisponda una povertà di contenuti, che siano libri poco profondi per menti poco profonde. Con immensa convinzione io dico: «No, anzi.»

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Anzi, i libri per bambini sono sempre creati con una particolare cura che spesso e volentieri ai libri per adulti manca, hanno sempre un cuore, una morale, un insegnamento nascosto, e sono profondi e meritevoli di essere considerati libri a tutti gli effetti in virtù del loro linguaggio semplice, non nonostante. Bruno Munari ha detto:

Complicare è facile, semplificare è difficile. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. Per semplificare bisogna togliere, e per togliere bisogna sapere cosa togliere, come fa lo scultore quando a colpi di scalpello toglie dal masso di pietra tutto quel materiale che c’è in più della scultura che vuole fare. 

Dopo questa doverosa introduzione posso parlarvi di questa meraviglia che si legge in non più di 10 minuti, ma si desidera conservare in libreria (e nel cuore) molto più a lungo.

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I protagonisti sono cinque cosi malfatti — il Bucato, il Piegato, il Molle, il Capovolto e lo Sbagliato — ed è subito chiaro che la meravigliosa Beatrice Alemagna parla di me, di te, di tutti noi.

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Siamo indiscutibilmente noi, degli “ammassi di stranezze”, “piegati in due come una lettera da spedire”. È chiaro a noi, ma è chiaro anche ad un bambino, ed eccola qui la grandezza degli autori di libri per l’infanzia: la capacità di parlare un linguaggio essenziale, universale, che elimina tutto il superfluo e riesce a trovare ed esprimere solo il cuore, il nocciolo delle cose. Che classe! Mica da tutti.

Perchè quando leggiamo una frase come «Non riuscivano a concludere niente nella vita nè avevano voglia di fare granchè» la sentiamo risuonare nel profondo: ecco il linguaggio universale.

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Qual’è la morale del libro? Forse sarebbe meglio che la scopriste leggendolo, ma non resisto e vi dò una piccola preview: questo libro insegna l’amore per sè stessi, più nello specifico per le nostri parti “sbagliate”, “difettose”, “malfatte”, e ci insegna a perdonare la nostra umanissima non-perfezione. Nientepopodimenoche.

Regalatevelo e regalatelo ♥  (Non so decidere se sarebbe più utile a grandi o piccini. Facciamo così, regalatelo a tutti).


I cinque malfatti, Beatrice Alemagna, Topipittori, 40 p.