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侘  wabi – semplicità, silenzio, eleganza non ostentata

寂  sabi – la bellezza originata dallo scorrere del tempo su una persona o su un oggetto: vecchiaia, usura, riparazioni evidenti

Il wabi-sabi è l’antica arte giapponese di saper vedere la bellezza nell’imperfezione; deriva dal concetto buddhista di transitorietà delle cose secondo il quale tutto è imperfetto, mutevole e incompleto, ed esalta la bellezza dei difetti e dell’irregolarità che diventano simboli di unicità.

Nella definizione di Leonard Koren, di cui vi parlo tra pochissimo:

«Il wabi-sabi è l’aspetto più evidente e caratteristico di quella che noi consideriamo la bellezza giapponese tradizionale, e nel pantheon giapponese dei valori estetici occupa pressappoco lo stesso ruolo che noi occidentali attribuiamo agli ideali greci di bellezza e perfezione.»

Lo trovo un magnifico modo di guardare il mondo, le cose, le persone – il perfetto antidoto agli ideali Occidentali di bellezza perfetta e senza macchia, tanto radicati in profondità nella nostra cultura quanto inadatti e innaturali nel nostro mondo per definizione imperfetto.

Riuscite ad immaginare di vivere in un mondo che non solo accetta, ma celebra l’imperfezione?

Dato il mio carattere perfezionista, un pò control freak, molto esteta, e quindi naturalmente portato alla (inutile ed estenuante) ricerca della perfezione, fare mia la filosofia wabi-sabi è qualcosa che somiglia molto alla necessità.

Mi sono prevedibilmente procurata dei libri a riguardo e il post di oggi ne è il risultato: vi parlo di due libri che applicano il wabi-sabi a due ambiti diversi ma ugualmente universali: l’amore e l’arte.

 

Il primo è Wabi sabi love – Come trovare equilibrio e bellezza nell’amore (im)perfetto di Arielle Ford. Ora, è chiaro che un libro che parla di filosofia orientale applicata alle relazioni sentimentali (per chi non mi conoscesse: due degli argomenti che più mi esaltano – si, esaltano – e su cui più ho letto) chiamava a gran voce il mio nome – con questa copertina poi, l’avete vista la copertina?!

L’intuizione della Ford di applicare la filosofia wabi-sabi alle relazioni sentimentali è assolutamente vincente. Riuscite a pensare ad un ambito in cui sia di più vitale importanza riuscire ad accettare – anzi, amare – le imperfezioni altrui?

Quando ho letto questo libro per la prima volta, nel 2012, non avevo particolarmente apprezzato il modo in cui il tema viene sviluppato: quasi esclusivamente attraverso testimonianze e racconti di coppie che sono riuscite a vivere secondo la filosofia wabi sabi, e questo, insieme al fatto di essere ancora acerba per digerire la spiritualità che di tanto in tanto fa capolino nel testo, mi aveva guastato la lettura.

La seconda lettura, per scrivere questo post, è stata invece decisamente più soddisfacente: la spiritualità non mi spaventa più, e ho trovato che la scelta di affidare il messaggio del libro a storie vere sia estremamente azzeccata, forse l’unica possibile.

Ma la cosa che adoro di questo libro è l’estrema concretezza e fattibilità: spesso i manuali di questo tipo si perdono nella psicologia e nella filosofia, dimenticandosi di andare oltre l’astrazione e di fornire esempi e soluzioni concrete. Wabi sabi love, no – i consigli dell’autrice sono estremamente pratici e facilmente applicabili, e, ciò che più conta, efficaci. Da leggere.

Quando vi scoprite a notare le crepe del vostro partner, chiudete gli occhi e immaginate di riempire quelle crepe con l’oro.

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Photo courtesy of David Pike

Il secondo libro di cui vi parlo è Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, libriccino di una settantina di pagine ma dal contenuto molto denso, ideale se volete approfondire il concetto di wabi-sabi (anche se non siete artisti, designer, poeti o filosofi).

Sono molto affezionata a questo libretto per via del modo in cui è arrivato a me: qualche anno fa ho contattato un gentilissimo utente di aNobii che possedeva questo e un altro libro che mi intrigava molto, Sun Tzu e l’arte della seduzione, proponendogli uno scambio con due libri della mia libreria; lui è stato così gentile da inviarmi i due libri senza chiedere niente in cambio, e per di più ha aggiunto nel pacchetto due meravigliosi segnalibri scritti a mano (senza contare che anche la carta in cui li aveva avvolti era completamente scritta a mano, carta che ho strappato aprendo il pacchetto rendendola involontariamente una perfetta opera wabi-sabi). È stato uno dei rari atti di gentilezza totalmente disinteressata da parte di uno sconosciuto a cui abbia mai assistito ♥

Ritornando al libro – approfondisce molto bene la filosofia wabi-sabi, spiega accuratamente il contesto storico e culturale in cui si è sviluppato, fà un interessante parallelismo con il modernismo… ma è freddo. Accademicamente freddo. Non è ovviamente un difetto oggettivo, ma se come me avete bisogno di sentire un contatto emotivo con un libro e il suo autore per arrivare ad amarlo, vi lascerà con un pò di amaro in bocca. Se invece apprezzate l’approccio “scientifico”, questo è il libro che fa per voi.

Wabi-sabi significa muoversi leggeri per il mondo, imparando ad apprezzare qualsiasi cosa incontriamo, per quanto sia insignificante, in qualsiasi momento.

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Wabi sabi love – Come trovare equilibrio e bellezza nell’amore (im)perfetto, Arielle Ford, Leggereditore, 203 p.

Wabi-sabi per artisti, designer, poeti e filosofi, Leonard Koren, Ponte alle Grazie, 92 p.

Il secondo #bookdocet è forse il mio preferito tra quelli che ho preparato finora, perchè introduce un concetto di capitale importanza, uno di quei concetti che sono così rivoluzionari e fuori dal senso comune che la prima volta che li senti ti appaiono folli …

Poi piano piano incominciano ad acquistare senso, e alla fine, quando li capisci pienamente e li fai tuoi, ti cambiano la vita.

Il brano è tratto da uno dei libri più belli che ho letto nell’ultimo anno, L’isola di Arturo di Elsa Morante:

Allora, a conclusione dei miei discorsi, io ripresi a dire, battendo la copertina degli Eccellenti Condottieri col rovescio della mano:
– Questo qui non è un libro di racconti inventati, è proprio storia vera, è scienza! I condottieri storici, pure i più famosi come Alessandro di Macedonia, non erano persone fatate (le persone fatate sono favole); erano persone uguali a tutte le altre in tutte le cose, fuorchè nei pensieri! Uno, per principiare a essere come loro, e anche meglio di loro, deve prima tenere nella mente certi veri, grandi pensieri…

Riassumendo, il concetto life changing che Arturo ci trasmette con il suo consueto furore è questo: il Mondo è stato fatto da persone come te e me.

Ma non si ferma qui – ci spiega anche qual’è, quest’unica differenza tra un Alessandro Magno e chi il mondo finisce invece per non cambiarlo, ed è questa: i pensieri.

I nostri pensieri sono tutto, tutto. Finiamo per ottenere ciò che pensiamo di poter ottenere. Finiamo per essere quello che pensiamo di essere.

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Ma non è finita. Una volta accettato questo concetto – e non è facile – la logica conseguenza è arrivare a quest’altra conclusione – ancora più apparentemente folle, ancora più fuori dal senso comune (come tutte le idee grandi), ancora più radicale e in grado di rivoluzionare la vostra vita una volta che l’avrete capita davvero. Sedetevi e mettetevi comodi: ogni volta che volete cambiare qualcosa nella vostra vita – qualcosa di concreto: lavoro, condizione economica, sentimentale, qualsiasi cosa – dovete cambiare i vostri pensieri a riguardo.

Ebbene, è così: il mondo fisico non è altro che una conseguenza, un riflesso del vostro mondo interiore. Cambiate i vostri pensieri e cambierete la vostra vita. 

Dal momento che il mondo materiale non è altro che un riflesso del mondo interiore, quando il mondo esterno smette di piacerci è questo mondo interiore che deve essere aggiustato, messo a punto e sfrondato […]
Quando vi preparate ad uscire e volete essere al vostro meglio, probabilmente vi date un’occhiata allo specchio […] Ora, durante tutti questi preparativi, quando cogliete le cose che hanno bisogno di attenzione, allungate forse la mano a ritoccare il riflesso?

Mike Dooley, L’arte di far accadere le cose

L'isola di Arturo, Elsa Morante, citazione

E per concludere, chi meglio di Steve Jobs poteva parlarci di persone fatate?

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L’isola di Arturo, Elsa Morante, Einaudi, 380 p.

La creatività richiede coraggio – Henri Matisse

Questa quote di Matisse – avendo frequentato l’Istututo d’Arte e un’università altrettanto creativa, per non parlare del mio perenne vagabondare sul web – si è ripresentata a me molto spesso, ma credo di non averla capita fino a poche settimane fa, quando dopo anni di totale digiuno dall’arte non digitale, ho ripreso in mano matite e pennelli (qui sotto i risultati!)

Credo che per ogni persona questa frase possa acquistare un diverso significato, per me, la creatività richiede coraggio perchè creare qualcosa, di qualsiasi natura, significa scontrarmi con il mio iper esisgente senso estetico, e uscirne quasi sempre perdente: quello che produco non è quasi mai all’altezza di quello che lui pretende.

Fortunatamente l’Universo mi è venuto in aiuto facendo sì che mi imbattessi a breve distanza di tempo in un video e una quote su Instagram che mi hanno portato lo stesso, importantissimo messaggio.

Il video in questione è Understanding The Gap, di Alex Ikonn, imprenditore e ‘life coach’ il cui canale consiglio appasionatamente. La bellissima quote calligrafica che ho trovato su IG è della talentuosa Ali Makes Things:

pensieri-sulla-creatività

Entrambi si riferiscono a questo illuminante discorso di Ira Glass che spiega un concetto di vitale importanza per chiunque svolga un lavoro creativo: il nostro buon gusto, o senso estetico, è quello che ci ha portato a scegliere un lavoro creativo, ma nello stesso tempo è ciò che potrebbe farci mollare.

Per almeno i primi due anni di pratica, il nostro lavoro non sarà mai all’altezza del nostro senso estetico, nè dei lavori di altri artisti con più esperienza, ed è a questo punto che la maggior parte delle persone mollano. Ed è per questo che è importante capire il gap.

Il gap che vedi tra il tuo lavoro e quello di altre persone non esiste perchè hai meno talento, ma solo perchè hai meno esperienza. Il gap si colma con il lavoro, il sudore, l’allenamento, la costanza.

Quindi, se stai pensando di mollare, tieni duro un altro pò.

Riporto questa bella rappresentazione visuale del discorso di Glass, e il video di Alex Ikonn, buon visione 🙂

 Gloria