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Se mi seguite sapete che sono fermamente convinta del fatto che ogni libro arriva nella nostra vita esattamente al momento giusto, ma per Tecniche di resistenza interiore la serendipità è stata così evidente da stupire persino una firm believer come me.

Mi è stato regalato da una persona che mi conosce benissimo, in un momento in cui mi serviva una decisa spinta interiore – ed è qui che è entrato in gioco il pregio più evidente di questo libro: mi ha reso consapevole di alcune fondamentali risorse che ci sono state date in dote in quanto esseri umani – ma che a causa di come la società ci educa e ci abitua a vivere, rimangono tristemente inutilizzate – e solo in virtù di questo è riuscito a motivarmi enormemente all’auto-miglioramento, alla perseveranza, alla lotta. In poche parole: a scovare queste risorse dentro di me e portarle alla luce.

Tecniche di resistenza interiore

Pietro Trabucchi è psicologo, scrittore e docente all’Università di Verona. Si occupa di preparazione mentale di atleti olimpici e squadre nazionali – che, a giudicare da quanto la semplice lettura di questo libro ha motivato me, sono in ottime mani: ancora prima di finirlo avevo incominciato a correre regolarmente e accettato un posto di lavoro che prima non avrei preso in considerazione.

Ho cercato di parlarvene velocemente su Instagram, ma riassumere il suo messaggio in poche righe non gli rendeva giustizia. Ecco qui allora, con più respiro, i miei tre concetti preferiti del libro:

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Nel mondo di oggi, in cui la crisi non è più una situazione transitoria ma la nuova realtà, la soluzione non può essere l’affidarsi a politici e capi di stato. Se ci saranno dei cambiamenti “dall’alto” sicuramente avranno un impatto nella vita dei singoli, ma l’unico cambiamento che può fare veramente la differenza è quello individuale.

Il lavoro sul singolo può essere percepito da alcuni come uno sforzo infimo e irrilevante, oppure egoistico e disinteressato. In realtà, dice Trabucchi:

«La globalizzazione ci rende tutti vincolati e corresponsabili […] ognuno porta su di sé una parte della responsabilità dell’intero pianeta.»

Questo concetto mi ha ricordato una frase in cui mi sono imbattuta spesso sul web: hurt people hurt people. Le persone ferite feriscono le persone. E se questo concetto è vero (e lo è), sono veri anche i suoi vari corollari: le persone felici rendono felici le persone. Le persone libere liberano le persone. Quello che siamo ha impatto su chi entra in contatto con noi come nient’altro. Per questo il lavoro interiore su noi stessi è di importanza capitale.

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La resilienza è una delle caratteristiche che ci differenziano dalle altre specie animali.
La parola resilienza viene dalla metallurgia e indica la resistenza del metallo alla rottura. Viene a sua volta dal latino resilio, che descrive il gesto di risalire su una barca rovesciata dalla forza del mare. In psicologia viene utilizzata per indicare la resistenza di un individuo di fronte alle avversità.

Nell’uomo è enormemente più sviluppata che nelle altre specie. La causa risale al Pleistocene, quando i nostri antenati, a causa delle continue glaciazioni, non hanno più potuto contare sul solo raccolto per il loro sostentamento e hanno dovuto trasformarsi in cacciatori.

Tecniche di resistenza interiore

Visto che a livello fisico l’uomo è nettamente inferiore a qualsiasi altro predatore (nel regno animale siamo l’equivalente del secchione occhialuto negato in educazione fisica), l’unico modo per avere la meglio su una preda era la tecnica che oggi viene chiamata persistence hunting: la preda veniva inseguita e braccata fino a quando non moriva di sfinimento. Questo ci ha resi specialisti di endurance, resistenza a enorme disagio fisico e psicologico.

In più, ci ha resi capaci di tollerare la gratificazione dilazionata: la motivazione degli altri animali è orientata alla gratificazione immediata, il che li rende incapaci di tollerare il disagio in vista di una gratificazione non immediata, cosa che noi invece sappiamo fare.

Se questo è il nostro patrimonio genetico, perchè oggi la maggior parte di noi fatica a portare avanti progetti che non prevedono un risultato immediato, ad allenarci due volte a settimana, o a tollerare un raffreddore senza aspirina? Cosa ci è successo?

3

Ci è successo di nascere nel più lungo periodo di pace e benessere mai sperimentato dall’umanità. Il benessere atrofizza la resilienza perchè le toglie ragioni d’essere. La conseguenza è un tragico calo della resistenza alla fatica e al disagio fisico, ma, ancora più preoccupante, psicologico.

Il problema viene accentuato da una società che ci educa a pensare di non potercela fare da soli, e di non poter tollerare neppure una dose minima di scomodità o privazioni (per poi poterci vendere la soluzioni a tali “avversità”), che per i nostri antenati (o semplicemente nonni) sarebbero state irrisorie o inesistenti.

La soluzione, ancora una volta, deve essere una profonda consapevolezza, sia di questi meccanismi dannosi, sia di quanto siano ampie le risorse potenziali degli esseri umani.
Una volta ottenuta questa consapevolezza il nostro compito è quello di sviluppare le nostre risorse interne, processo che non avviene attraverso una conoscenza teorica, ma attraverso un vero e proprio allenamento, che deve essere svolto con perseveranza e costanza. Come? Non vi resta che leggere il libro (:

«La caccia persistente – intesa come arte di imparare a inseguire un obiettivo nonostante ostacoli e difficoltà – non è solo una nozione antropologica: è il paradigma dell’esistenza umana.»

Se mi conoscete un pochino lo sapete: credo che se poniamo una domanda – ad alta voce o a bocca chiusa – l’Universo non tarderà a darci una risposta, sotto forma di coincidenze, segnali, seredipità varie: come palline di pane che ci indicano la Via. E penso anche che queste risposte saranno in una lingua che noi possiamo capire. Per me, ovviamente, questa lingua è quella dei libri: spesso coincidenze e segnali mi appaiono sotto forma di titoli eloquenti, frasi lapidarie che sembrano rivolgersi proprio a me, nomi speciali che spuntano all’improvviso tra le righe. Così spesso che ho coniato un termine per descrivere il fenomeno: bookserendipity.

In questo periodo le domande che pongo silenziosamente ma insistentemente all’Universo parlano di pazienza, tempistiche, fretta, attese – e credo siano abbastanza universali. Suonano più o meno così: quanto ancora dovrò aspettare per ottenere X e Y? Perchè ogni progresso nella mia vita sembra così lento? È normale che il viaggio per arrivare da A a B sia così lungo? 

Quello che è successo poi è che l’Universo ha incominciato a rispondere alle mie domande, e lo ha fatto nel suo solito modo sottile ma inequivocabile: ha incominciato a nascondere (ma neanche troppo) risposte alle mie domande in ogni libro che leggo, sfoglio, o anche solo apro casualmente – una valanga di saggezza sul tema della pazienza è piovuta dal cielo su di me. Eccole qui, tutte le citazioni che mi sono capitate sotto gli occhi in questo periodo, voglio condividerle con voi, per i momenti in cui vi sembrerà di non avanzare di un passo, e l’impazienza prederà il sopravvento.

* Spoiler: il tempo che ci state mettendo è esattamente il tempo giusto. *

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«Quando un guerriero ha acquisito la pazienza è sulla via che porta alla volontà. Sa come aspettare. La sua morte siede con lui sulla stuoia, sono amici. […] Si accorge di poter veramente toccare tutto ciò che vuole con una sensazione che esce dal suo corpo da un punto appena sotto o sopra il suo ombelico. Quella sensazione è la volontà. E quando l’uomo è capace di afferrare le cose con essa, si può dire a ragion veduta che il guerriero è uno sciamano, e che ha acquisito la volontà.» – Carlos Castaneda, Una realtà separata

«Sono così fortemente consapevole della mia capacità di manifestare l’essenza dei miei desideri che riesco a mantenermi paziente e distaccato dal modo in cui si manifestano i dettagli, anche di fronte a quelle che potrebbero apparire come insormontabili disparità. Ricordate che non ci sono tabelle di marcia quando avete una pazienza infinita. Non c’è fallimento quando siete distaccati dal modo in cui avviene la manifestazione della vostra essenza spirituale. La vita segue il suo corso. Sappiatelo, e lasciate che l’universo pensi ai dettagli. […] Distaccarsi dai risultati significa evitare di attraversare la vita di corsa. Pensate a quel seme che è stato piantato nel terreno e sta diventando una quercia. Immaginate di tirar fuori dalla terra il seme dopo tre settimane per vedere come sta diventando e capire se c’è qualcosa che potete fare per accelerare il processo in modo tale da rispettare la vostra tabella di marcia.» – Wayne W. Dyer, Inventarsi la vita

«I fiumi lo sanno: non c’è fretta. Arriveremo laggiù, alla fine.» – A.A. Milne, Winnie Puh

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«A chi ha fede, a chi è paziente, a chi è ermeticamente puro, le cose più importanti di questo mondo – non la vita e la morte che sono soltanto dei nomi ma le cose veramente importanti – riescono meravigliosamente.» – J.D. Salinger, Seymour. Introduzione

«Vedi, Kamala, se tu getti una pietra nell’acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta, quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla. Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma passa attraverso le cose del mondo come la pietra attraverso l’acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poichè egli non conserva nulla nell’anima propria, che potrebbe contrastare questa meta. Questo è ciò che Siddharta ha imparato dai Samana. Questo è ciò che gli stolti chiamano magia, credendo che sia opera dei demoni. Ognuno può compiere opere di magia, ognuno può raggiungere i proprio fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare.» – Hermann Hesse, Siddharta


Spero che abbiamo aiutato/ispirato te quanto l’hanno fatto con me – condividi questo articolo con le persone della tua vita che pensi possano beneficiare di questi messaggi  ♥  #sharethelove

P.s. Questa mattina mi è stato detto: «Tu non stai aspettando, ti stai preparando.»

Durante i diciannove anni del suo regno – anni di guerre, pestilenze, estenuanti viaggi e complotti quasi costanti – Marco Aurelio non ha mai trascurato di sedersi e scrivere. Non per un pubblico o per una futura pubblicazione, ma per se stesso.

C’è uno suo scritto, in particolare, che ha colpito Ryan Holiday così tanto da costruirci intorno un libro:

«Le nostre azioni posso essere ostacolate… ma non può esserci impedimento alle nostre intenzioni o alla nostra disposizione d’animo. Perchè possiamo modificarci e adattarci. La mente adatta e converte ai suoi scopi gli ostacoli al nostro agire. L’impedimento all’azione fa progredire l’azione. Ciò che stà sulla strada diventa la strada.»

Intorno a questa intuizione – e se il problema, l’ostacolo di fronte a noi nascondesse un insperato beneficio? E se la soluzione fosse un cambiamento interiore? – Holiday costruisce questo pamphlet intelligente e ispirato.

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Il libro è diviso in tre parti: Perception (il modo in cui decidiamo di vedere l’ostacolo, il significato che decidiamo di dargli), Action (il modo in cui decidiamo di agire per trasformarlo in un’opportunità) e Will (la creazione e il mantenimento di una volontà interiore che ci permetta di superare difficoltà e fallimenti).

Per questa recensione mi sono proposta di trovare e riassumere i 5 concetti del libro che mi sembravano più decisivi e importanti: operazione che può sembrare semplice ma si rivela difficoltosa quando ognuna delle 200 pagine che lo compongono è intrisa di buon senso e bellezza. Eccoli (+ citazioni varie – di Marco Aurelio se non diversamente specificato).

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1) Niente è buono o cattivo in se stesso, tutto ha il significato che decidiamo di dargli. Nello specifico, ogni ostacolo, o perfino disastro, può essere visto come un’opportunità, una fortuna, una scuola – e, dopo un attimo di riflessione, ci si renderà conto che è precisamente quello che è, che i nostri più utili maestri sono stati i nostri momenti bui, i nostri nemici, le difficoltà, gli ostacoli e gli impedimenti che abbiamo dovuto superare, come ognuno di noi può constatare guardando indietro alla sua storia personale. La difficoltà, e il punto di svolta, sta nel saper riconoscere il dono insito in ogni ostacolo ora, nel momento in cui si presenta, e non solo una volta superato.

«La morte, la vita, la fama, l’infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali.» (da Pensieri; II, 11)

2) In un mondo (apparentemente?) governato dal caos, l’unico fattore su cui abbiamo pieno dominio è la nostra interiorità – di nuovo: la nostra perception a ciò che ci accade. Il nostro mondo interiore, la nostra immaginazione, la nostra visione (intesa come visione del mondo ma anche come obiettivo), sono le uniche cose che nessuna persona o evento potrà mai scalfire – a meno che noi in prima persona non decidiamo di permetteglierlo.

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«Tre sono le componenti di cui sei formato: corpo, soffio, mente. Di queste le prime due sono tue, per quanto devi curartene; solo la terza è sovranamente tua.» (da Pensieri, XII, 3)

«- Voialtri, – diceva mio padre, – vi annoiate, perchè non avete una vita interiore» (da Lessico famigliare, Natalia Ginzburg)

«Posso vivere sola, se il rispetto per me stessa e le circostanze me lo richiederanno. Non mi è necessario vendere l’anima per comprare la felicità. Ho un tesoro interiore, nato insieme a me, che può mantenermi viva anche se tutti i piaceri esterni mi verranno negati; o offerti ad un prezzo che non potrò accettare.» (da Jane Eyre, Charlotte Brontë)

3) La nostra percezione determina, in maniera sorprendentemente vasta e precisa, quello che siamo o non siamo in grado di fare. Si può anzi dire che determini la realtà stessa. E se è la nostra percezione del mondo a creare il mondo che abbiamo davanti agli occhi, si può facilmente dedurre che senza eccezioni, quando riconosciamo il problema in un fattore esterno a noi, stiamo guardando nel luogo sbagliato – il luogo giusto in cui guardare siamo sempre e solo noi stessi. Per superare il problema supera la tua percezione negativa, quindi errata, del problema.

«Prima di tutto, quando cominci a prendertela con le cose e con la gente invece che con te stessa, sei fuori strada.» (da Franny e Zooey, J.D. Salinger)

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4) L’importanza della persistenza. Troppo spesso si attribuiscono le grandi scoperte e le grandi vittorie alla fortuna o ad un improvviso lampo di genio, ignorando che «genuis often really is just persistence in disguise» «Il genio spesso è solo persistenza sotto mentite spoglie» (p.78). Quando riusciamo a fare nostra la vera perseveranza – che è non fermarsi fino a quando non si è raggiunto l’obiettivo – non c’è più bisogno di preoccuparsi, affrettarsi o affaticarsi, perchè si sa che non è più una questione di riuscire a raggiungere l’obiettivo o no, ma di quando si raggiungerà.

5) All’età di 67 anni, Thomas Edison venne interrotto durante una cena da un uomo che corse nella stanza per comunicargli una terribile notizia: l’immenso laboratorio di ricerca di Edison stava andando a fuoco, portando con se anni e anni di ricerche e prototipi (si è poi stimato un danno di un milione di dollari, 23 milioni odierni). Arrivato sul posto Edison, osservando le sue proprietà bruciare, disse al figlio «Vai a chiamare tua madre e tutti i suoi amici. Non vedranno più un incendio come questo.»

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Ad una prima valutazione la reazione di Edison può sembrare folle, ma ad un’analisi più attenta ci si rende conto che è l’unica reazione possibile da parte di una persona assennata. Cos’altro avrebbe potuto fare? Arrabbiarsi? Disperarsi? E cosa avrebbe ottenuto? La risposta, ovviamente, è: niente. È ciò che gli antichi chiamavano amor fati, l’amore per tutto ciò che ci accade. L’amore per ciò che ci accade proprio perchè è accaduto – nella convinzione che se è accaduto è perchè era la cosa migliore per noi in questo momento.

«Vivi con gli dei. Perché infatti vive con gli dei chi costantemente mostra loro di essere intimamente soddisfatto di ciò che gli hanno assegnato.» (da Pensieri, V, 27)

«A me ben si adatta, o mondo, ogni cosa che a te si adatta: non viene per me in anticipo né in ritardo ciò che per te è tempestivo. È per me frutto ogni cosa mi rechino le tue stagioni, o natura: da te viene ogni cosa, in te è ogni cosa, a te va ogni cosa.» (da Pensieri, IV, 23)

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The Obstacle is the Way: The timeless art to turning trials into triumph, Ryan Holiday, Portfolio Penguin, 200 p.